Massa Marittima

  • Copia di DSC04380
  • Copia di DSC00526
  • 19 L'albero della Fecondità, The tree of Fertility, a medieval fresco
  • 17 into the San Cerbone Cathedral
  • 16 at sunset, the Cathedral with the swallows
  • 14 Via della Libertà e Palazzo Pannocchieschi
  • 11 A little square in Via Moncini
  • 10 Museo degli Organi
  • 9 Chiostro di Sant'Agostino
  • 8 Cassero e Arco senesi
  • 7Museo di Arte Sacra -MAESTA' by Ambrogio Lorenzetti -
  • 5Palazzo Comunale
  • 2Panorama dalle mura medievali del Cassero . The landscape from the medieval Cassero
  • 1Massa Marittima dal Cassero

Il territorio intorno a Massa Marittima fu abitato sia in epoca preistorica che protostorica, come testimoniano numerosi ritrovamenti databili dal Paleolitico all’età del Bronzo, fra i quali ricordiamo quelli di Pianizzoli, Valmora, Le Tane e Vado all’Arancio.[8] Insediamentietruschi sono stati invece rinvenuti nella zona del lago dell’Accesa e non solo (Campo al Ginepro, Macchia del Monte, Poggio Corbello, Poggio Castiglione[9], Podere Nuovo e Valpiana) databili in un lungo periodo di tempo che va dal IX al V secolo a.C.. Ulteriore prova dell’esistenza di un probabile insediamento nel luogo in cui oggi grossomodo sorge Massa Marittima è dato dalle Res Gestae di Ammiano Marcellino, dove viene citata una Massa Veternensis come luogo di nascita di Costanzo Gallo[10], nipote di Costantino, riconducibile forse alla località di Massa Vecchia.

Il nome di Massa compare per la prima volta in un documento del X secolo, in un elenco di castelli e corti venduti al chierico Ropprando dal marchese Lamberto il 18 aprile 973 e successivamente ricomprati da Ermengarda, rimasta vedova di Lamberto, il 15 febbraio 986. Il secolo che sancì l’inizio della definitiva fioritura della città fu il secolo XI, quando avvenne il graduale trasferimento a Massa Marittima della sede episcopale di Populonia, saccheggiata dai pirati greci e distrutta dalla flotta di Niceta, prefetto di Costantinopoli: una lettera di papa Alessandro II al vescovo Tegrino del 1062 testimonia il già avvenuto trasferimento del vescovo a Massa. Inizialmente posta in accomandigia a Pisa (1216), la città conobbe l’apice del suo splendore negli anni in cui si costituì libero comune (12551337), conoscendo una grande espansione urbanistica e grazie alla realizzazione di edifici di grande pregio visibili ancora oggi. Dal 1º maggio 1317 per almeno un anno la città batté anche moneta propria, il Grosso da 20 denari e il Denaro piccolo, e si ha notizia della circolazione delle sue monete fino alla fine del 1319.[11] Entrata nelle mire di Siena, con la quale si legò in rapporti di collaborazione sin dalla metà del XIII secolo, partecipando al fianco di essa nella battaglia di Montaperti (1260), sì unì ad essa in tre leghe (1276, 1307, 1319) e lentamente finì per essere completamente assoggettata.

I secoli della dominazione senese furono periodi bui, in cui Siena sfruttò le potenzialità economiche della città indebolendola fino all’annichilimento. Le pestilenze (le più gravi nel 1348 e nel 1400) ed il calo demografico portarono la città ad una decadenza fino ad allora mai conosciuta, cui si aggiunse l’insalubrità del luogo, poiché i senesi mai si interessarono, come accadde anche a Grosseto e in altre località della Maremma, alle opere di bonifica. Nel 1554, durante la guerra tra Siena e il duca Cosimo de’ Medici, la fortezza di Massa capitolò, assediata dagli spagnoli guidati da Carlo Gonzaga. Il 3 febbraio 1555 la città fu inglobata nel Granducato di Toscana.

Durante il dominio mediceo, la città conobbe un iniziale tentativo di bonifica ad opera del granduca Ferdinando I, ma successivamente nessuno dei successori si interessò più alle sorti di Massa e della Maremma: gli unici interventi erano legati alle attività siderurgiche di Valpiana, mentre per il resto, la mancata assistenza dei torrenti fece ritornare in pessimo stato le condizioni ambientali. La malaria spopolò nuovamente la città e, quando nel 1737 la casata dei Medici scomparve, Massa contava solamente 527 abitanti. Fu nel corso del secolo XVIII, sotto i Lorena, che la città rifiorì nuovamente. Il 18 marzo 1766 il granduca Pietro Leopoldo divise lo Stato senese in due province: la provincia superiore e la provincia inferiore. La provincia inferiore aveva capo a Grosseto ed era a sua volta suddivisa in quattro capitanati, Grosseto, Arcidosso, Sovana e la stessa Massa. Negli anni tra il 1770 ed il 1790 furono bonificate le aree del padule di Ghirlanda, di quello delle Venelle, del Pozzaione e dell’Aronna. Leopoldo II di Lorena, nel XIX secolo, continuò le opere di miglioramento ambientale ed economico: fu riaperta la miniera di lignite di Montebamboli, quella di allume di Montioni, e Massa ritornò ad essere città mineraria. Dette nuovo impulso alle ferriere di Valpiana e rese Follonica città della ghisa.

Massa partecipò attivamente ai moti risorgimentali che portarono all’unità d’ItaliaGaribaldi stesso passò per Massa Marittima, di cui in seguito divenne cittadino onorario, e furono proprio alcuni giovani massetani, i fratelli Lapini, tra gli altri, ad aiutarlo a raggiungereCala Martina per imbarcarsi verso Porto Venere nel settembre 1849. Nel 1923 la città di Follonica, da sempre frazione di Massa Marittima, si costituì comune autonomo. Sul finire della seconda guerra mondiale, infine, si registrano a Massa episodi di lotte partigiane ed un forte impegno nella Resistenza, nonché dolorose tragedie umane: si ricordano l’eccidio degli ottantatré minatori di Niccioleta (13 giugno 1944) ed il barbaro omicidio di Norma Pratelli Parenti, eroina della Resistenza e medaglia d’oro al valore militare (22 giugno 1944).

Nel dopoguerra Massa Marittima si consolidò centro minerario, finché nel 1994 non chiuse l’ultima miniera. Oggi la città vive principalmente di turismo, grazie alla presenza di numerose opere d’arte e alla valorizzazione degli antichi mestieri, legati principalmente alle miniere.

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